ESPERIENZE DI IMMERSIONE (E VIAGGIO)
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UN GIORNO A MAURITIUS
Mi giro, sento la risata di Ken, il nostro Divemaster, che sventola felice il
cappellino ed incita lo skipper mentre il catamarano cavalca le
onde spumeggianti oltre la barriera corallina.
Siamo in prossimita’ dell’Ile Plate. La spiaggia bianchissima
e’ contornata da palme e da un mare con colori incredibili.
Buttiamo l’ancora in circa un metro d’acqua, sotto di noi coralli
multicolori e pesci variopinti.
I piu’ entusiasti afferrano pinne, maschera e boccaglio e si
lanciano a fare snorkeling; i piu’ pigri si stendono al sole.
E’ quasi mezzogiorno e l’euforia per l’immersione che abbiamo
fatto questa mattina e’ ancora nell’aria. Lorenzo, Marco e Aldo
continuano a raccontarsi ancora increduli l‘emozione provata nella
fossa degli squali, quando, all’improvviso, dopo essere stati proiettati
nella fossa dalla risacca creata dall’onda oceanica, ci siamo trovati
dinnanzi a 15 splendidi esemplari.
L’avventura ha avuto inizio questa mattina alle nove.
Al piccolo pontile in legno era ormeggiato il grande catamarano bianco.
Tony e Mimì stavano stivando a bordo le provviste per il pranzo e
dalle ceste spuntavano verdi ciuffi di ananas, cocchi e un casco di
banane.
Abbiamo assemblato le nostre attrezzature e abbiamo preso posto a
bordo; l’entusiasmo era alle stelle e le aspettative erano enormi.
Avevamo gia’ fatto questa immersione lo scorso novembre,
ma i SIGNORI DEL MARE non si erano fatti trovare.
Siamo partiti e la navigazione e’ proseguita tranquilla sino a
Coin de Mire; qui Ken ha iniziato il briefing.
Ci ha informato che la corrente sarebbe stata molto forte
ed ha raccomandato prudenza.
Non dovete perdere tempo – ci ha detto – e, non appena in acqua,
dovete raggiungere l’imboccatura della fossa che si presenta con un
canalone scavato tra rocce.
L’onda di risacca ci ha letteralmente ‘’sparato’’ all’interno;
abbiamo volato sopra la testa di una grossa murena che ci ha guardato
alquanto seccata.
Due di noi al primo tentativo non ce l’hanno fatta e sono stati
risucchiati all’esterno dall’onda contraria. Al secondo tentativo tutto
OK e, una volta entrati tutti nella fossa, davanti ai nostri occhi,
oltre le piccole rocce che delimitavano il cratere, C'ERANO LORO!.
Ci guardavano curiosi, mentre intrecciavano pazzeschi girotondi per
contrastare il riflusso della corrente.
Siamo rimasti al riparo dietro le rocce, letteralmente persi e
dimentichi di qualsiasi altra cosa.
L’emozione era piu’ che giustificata vista la composizione del branco:
martello, grigi e mako’ giravano vorticosamente a meno di un metro da noi
!
Dopo un po’ Claudio ci ha fatto cenno che era ora di uscire e,
uno alla volta, concentrandoci sui tempi dell’onda che ci avrebbe
avviluppati trascinandoci all’esterno, ci siamo diretti nuovamente verso
l’entrata della fossa.
Due pinnate ed eravamo fuori .. no, non proprio,
la corrente mi aveva strappato una pinna.
L’ho presa al volo e mi sono attaccata alle rocce per evitare
di essere risucchiata dentro la fossa. Poi Claudio mi ha vista
ed e’ venuto in mio soccorso, trascinandomi via.
Appena messa la testa fuori dall’acqua tutti gesticolavano,
parlavano, ridevano; non stavano piu’ nella pelle.
Un’immersione come questa e’ valsa, da sola, il viaggio a Mauritius.
Ora l’equipaggio ed il cuoco ci guardano contenti, non capiscono una parola
d’italiano, ma in certi casi non serve. Ci porgono un bicchierone
pieno di succo di ananas, mango e rhum. ‘’Aperitif’’ dicono,
e abbozzano insieme ad Arabella qualche passo di ‘’segà’’’,
il tipico ballo Mauriziano.
Domani e’ un altro giorno, nuove avventure, nuove emozioni.
Faremo un’altra immersione nel pomeriggio e resteremo
in mare sino a tramonto, per assaporare la quiete di quei momenti,
quando il mare si spiana e la brezza si addolcisce;
per vedere il cielo dei tropici diventare prima arancione,
poi tingersi di rosso e infine sfumare nel viola.
Poi, repentinamente, il nero della notte.
MALAPASCUA
Quando per caso abbiamo letto per la prima volta in Internet il nome di quest’isoletta
'Malapascua’ siamo rimasti perplessi e ci siamo chiesti dove diavolo fosse.
Poi, giorno dopo giorno (o meglio, notte dopo notte) navigando a destra e a sinistra sempre
più increduli e meravigliati per quello che leggevamo e per le immagini che comparivano sullo
schermo, abbiamo chiarito il mistero.
Malapascua è il regno degli squali volpe (tresher sharks), la barriera corallina
è intatta, il turismo di massa non e’ ancora arrivato e, forse, non arriverà mai.
Curioso nome Malapascua; significa 'Bad Christmas'. Furono gli spagnoli nel 1500 a battezzare
così questa piccola isola. Le loro navi arrivarono all’alba di un giorno di Natale e
approdarono mentre infuriava un terribile uragano. Da qui il nome.
Sono le 5.00, è buio e il villaggio è ancora addormentato.
In lontananza sentiamo i rumori tipici del diving, il tintinnio delle bombole che stanno
trasportando sulla 'banka' ormeggiata un pò al largo e le voci dei divemasters che
scherzano tra di loro.
C'è bassa marea e per salire a bordo dovremo utilizzare la lancetta di appoggio.
Il nostro bungalow 'first row' ha una splendida terrazza in legno a due passi dal mare.
Flavia prepara il caffè, Claudio sonnecchia sul divanetto, Michele ed io sbucciamo gli ultimi
due mango e le banane.
La piccola caffettiera elettrica sta facendo egregiamente il suo dovere. E’ sempre parte
integrante del nostro bagaglio quando viaggiamo in Paesi Lontani.
Michele è elettrico. Questa storia di fare un’immersione all’alba con gli squali volpe
lo ha sprofondato in uno stato di trance estatico e continua a ripete frasi un po’
sconnesse tipo 'mamma mia, ma ci pensate ?' oppure 'io che vado a vedere gli
quali … ma quando mai ??!!'
Al diving sono pronti, ci traghettano a bordo dove Tata ha già montato le nostre attrezzature;
ride, come sempre, e ci offre il caffè.
Partiamo e durante la navigazione Tata fa il briefing e spiega le abitudini di questi squali,
animali notturni che vivono in profondità.
A circa 25 metri ci sono tre 'stazioni di pulizia'.
Gli squali arrivano all’alba, si fanno
toelettare e poi con la stessa rapidità con cui sono arrivati se ne vanno e tornano negli
abissi.
Saltiamo in acqua e dopo un breve percorso arriviamo alla prima stazione. Aspettiamo per
un po’...niente. Tata ci fa cenno di seguirlo e ci dirigiamo alla seconda stazione.
Vediamo in distanza le bolle di altri sub. Sono immobili, forse ci siamo! Ci avviciniamo
lentamente evitando il gruppetto di concorrenti ed eccoli...sono due, sono grossi e ci girano
intorno. Restiamo appiattiti sul fondale corallino e arriva il terzo; e’ il piu’ grosso di
tutti.
E’ maestoso, ci punta deciso come se volesse farsi ammirare poi, all’ultimo momento, con un
colpo di coda ci mostra il ventre, fa ancora due giri e scompare.
Bellissimo! Seguiamo Tata che dirige verso l’ultima stazione e infine chiude l’immersione
in prossimita’ dell’ancora.
Quando emergiamo il cielo e’ chiaro. Siamo felici, le risate e le battute con l’equipaggio
si sprecano.
Non avevamo mai visto gli squali volpe e, soprattutto, non immaginavamo che ci venissero
cosi’ vicino.
Torniamo a terra, sono le 8.00, abbiamo giusto il tempo di passare dal bungalow, preparare
la borsa per il full-day, fare colazione e tornare al diving.
Incomincia un’altra giornata di mare, di sole, di immersioni e di emozioni.
MALAYSIA
Kuala Terengganu
Siamo arrivati ieri sera.
L’hotel è sul mare e dal terrazzo della nostra camera al 10° piano dominiamo le casupole
dei pescatori e la spiaggia, lunghissima e affollata di bambini che giocano con gli aquiloni.
Dopo colazione decidiamo di prendere un taxi e di farci portare in centro città, nel quartiere
cinese.
E’ animatissimo; alcune case di legno su entrambi i lati della strada hanno il tetto in lamiera
e al piano terra si aprono una moltitudine di negozietti e magazzini che vendono di tutto, dagli
alimentari ai pezzi di ricambio, dalle stoffe ai gioielli.
Arriviamo al porto dove sono ormeggiate numerose barche a bilanciere e alcuni barconi in legno
che fungono da traghetto passeggeri per le due isolette di fronte.
Sul piazzale di fronte al porto c’è il mercato all’aperto, colorato e pittoresco. L’odore del
pesce esiccato si mescola all’aroma dolciastro del cibo cotto al momento e, purtroppo, a quello
penetrante e tutt’altro che gradevole dei durian, in bella mostra sulle bancarelle di frutta.
Nonostante le recriminazioni di Claudio mi avvicino a una bancarella e convinco l’anziano
venditore a tagliare un durian e a darmene solo uno spicchio.
Anche se mi devo tappare il naso mentre lo mangio, il sapore è buonissimo. Gli altri venditori
assistono all’esperimento piuttosto divertiti e insistono per farmi comperare un frutto intero.
A questo punto Claudio se la dà a gambe e io lo seguo!
Visto che ci sono due barconi con già un pò di gente a bordo, saltiamo sul primo sperando che
diriga all’isola che vediamo di fronte. In effetti non siamo riusciti a capirci bene con i
barcaioli...speriamo in bene!
Scricchiola tutto e quando finalmente parte ci sono a bordo il doppio delle persone rispetto
a quelle che probabilmente potrebbe trasportare. Comunque arriviamo dall’altra parte e dopo
parecchie manovre (questi barconi non hanno l’invertitore) approdiamo.
L’isoletta è abitata esclusivamente da pescatori. Ci sono tutte le reti stese al sole; un pò
sono a terra, un pò sui tetti.
L’odore del pesce secco è fortissimo.
Facciamo un giro tra le casupole e arriviamo in prossimità del cantiere navale. Qui vengono
costruite le piroghe e le tipiche barche a bilanciere. L’antica arte dei mastri d’ascia
viene ancora tramandata di padre in figlio e tutto è rigorosamente fatto a mano.
Torniamo indietro e adocchiamo un ristorantino che promette bene.
Ha esposto il menù scritto in malese dal quale, naturalmente, non caviamo nessuna utile
informazione circa quello che finirà nei nostri piatti. Però hanno una grande vasca piena
di pesci di vario genere e, dopo averne indicato due dall’aspetto decisamente appetibile,
ci sediamo, e ci guastiamo il tramonto sorseggiando una birra in attesa della cena.
Domani mattina alle 8.00 ci verranno a prendere e ci trasferiremo a Merang da dove partono
le barche per l’isola di Redang.
Merang
è un villaggio di pescatori con un imbarcadero in legno.Un canale si apre la strada tra le mangrovie e sfocia in mare nella fascia sabbiosa di bassi fondali.
Il trasferimento all’isola dura un’ora e mezza e quando attracchiamo a Redang i ragazzi del luogo ci vengono incontro, si impossessano di tutti i nostri bagagli e li caricano su di un trattore escavatore che parte spedito lungo la spiaggia, bianca e lunghissima. Noi arranchiamo dietro a piedi.
Finalmente arriviamo al resort; solite formalita’ e drink di benvenuto. Ci accompagnano al bungalow; bello, in legno, con grande veranda e vista mare.
Il diving è piccolino ma ben attrezzato. I ragazzi sono disoccupati e quando ci vedono arrivare si precipitano a prendere le attrezzature. Se dipendesse da loro saremmo già in barca ! ...
Prendiamo accordi per il pomeriggio, per ora ci rilassiamo.
C’e’ parecchia risacca e alte onde si frangono sulla spiaggia. La barcaè ormeggiata a circa 100 metri.
Entriamo in acqua, per raggiungerla, con tutta l’attrezzatura; e qui...comincia il cinema.
Le onde sono alte e possenti; superarle non è uno scherzo (soprattutto se non si è abituati) Dopo una serie di infamanti ruzzoloni che mi piaggiano come una foca ubriaca lo scoramento tocca l’apice.
Il Divemaster, mosso a compassione, mi prende l’attrezzatura e mi invita a raggiungere la barca a nuoto … sarà meglio ….. !
(nei giorni successivi, invece, tutto fila liscio come l’olio in quanto i ragazzi si rendono conto che 'mama' - è così che mi chiamano … sigh … - a terra è proprio imbranata e quindi porteranno loro le attrezzature in barca).
A compensare i miei insuccessi ci pensano i numerosi cinesi che arrivano e partono dai resorts confinanti. Sono incredibili; quando arrivano saltano giù dalla barca vestiti di tutto punto e camminando nell’acqua, come se nulla fosse, coi bagagli sulla testa arrivano a terra ... zuppi come pulcini.
Quando partono, la scena si ripete al contrario, con l’aggravante che
sono tutti diretti all’aeroporto e lì arriveranno in condizioni, diciamo, per noi inaccettabili.
L’acqua è calda e molto limpida.
C’è una leggera corrente e l’immersione inizia trasportati lungo un wall a 10 metri di profondità. Le due cose che più ci colpiscono sono il numero incredibile di crinoidi che, abbarbicati a qualsiasi appiglio, dondolano dolcemente nell’acqua e le decine di anemoni di dimensioni notevoli. La maggior parte sono chiusi e sfoggiano colori splendidi che spaziano dal verde smeraldo, al blu cobalto al giallo limone.
Essendo la prima immersione, Robin, il nostro Divemaster, non ci porterà a piu’ di 20 metri di profondità (diciamocelo sinceramente … vista la tragedia vissuta per entrare in acqua, probabilmente non si fida … !). Giunti sul fondale sabbioso, scopriamo in un anfratto due belle razze con il manto picchiettato da pois azzurri.
Sembrano non interessarsi a noi e non si spostano di mezzo centimetro nemmeno quando ci avviciniamo e le illuminiamo.
Ma l’incontro piu’ bello di questa immersione avviene quando ormai stiamo risalendo.
All’improvviso ci troviamo dinnanzi a uno sfarfallio rosso fuoco; sembra di assistere
alla danza elegante e sensuale delle ballerine di flamenco. Ebbene sì, siamo davanti a
due ballerine spagnole. Sono incantevoli, si spostano veloci in un turbinio di riflessi
rossi e si rincorrono girando in tondo.Quando torniamo in barca troviamo the, caffè e biscotti al cocco.
Niente male come prima immersione !
Anche Robin è contento … gli andiamo a genio!
Sorridendo ci conferma che sarà la nostra guida anche nei prossimi giorni.
Una volta sbarcati, dopo aver riposto l’attrezzatura ed esserci docciati, andiamo a giocare con gli scoiattoli che, apparentemente, abitano stabilmente sulle verande dei bungalows e sugli alberi sovrastanti.
Poi un aperitivo, il tramonto scarlatto, la cena e … a nanna … la vacanza sub inizia domani alle 8:30.
OMAN
E’ da 50 minuti che stiamo contrattando il prezzo di un fuoristrada – 8 giorni, chilometraggio
illimitato e assicurazioni comprese.
Noi siamo esausti, lui (il tizio della Budget) è più che mai pimpante e arroccato sulle sue
posizioni.
Finalmente toglie il mazzo di chiavi dalla tasca del dishdasha, ci fa firmare 4 fogli, ritira il
malloppo e sorride!
'Welcome in Oman!'
Inizia l’avventura; destinazione finale il parco marino nazionale delle isole Damaniyat, situate
16 chilometri al largo tra Muscat e Braka.
Il nostro resort è ad Al Sawadi, circa 100 chilometri a nord di Muscat.
La strada corre parallela al mare; è una superstrada interrotta ogni tanto da enormi rotonde al
centro delle quali si ergono monumenti in bronzo o in marmo. Sia nello spartitraffico centrale
sia ai lati vi sono splendide aiuole fiorite che contrastano con il terreno arido che ci circonda.
I colori dominanti sono l’ocra del terreno, il bianco delle case e l’azzurro del cielo e del mare.
Dopo circa 1 ora imbocchiamo la strada secondaria che porta al resort.
E’ come un’oasi in mezzo
al deserto: prati all’inglese, palme e aiuole fiorite. Tutto intorno roccia, sabbia e polvere.
Gli ospiti, pochi per la verità, provengono per lo più dall’Arabia Saudita, dallo Yemen e dagli
Emirati Arabi. Ci sono però tre europei; scopriamo che lavorano in Oman e che sono anche loro
appassionati subacquei.
Prima di andare al diving vogliamo fare un tuffo in piscina.
Sedute sulle sdraio di fronte a noi ci sono due signore che conversano amabilmente. Indossano
l’abaya, la lunga mantella nera che le copre da capo a piedi. Portano il velo, anch’esso nero,
guanti e calze...nere.
Sfilo velocemente l’accappatoio e mi tuffo (indosso un due pezzi ascellare!) ma, appena riemergo,
mi sento addosso lo sguardo penetrante delle due signore che osservano esterefatte quell’essere
ignudo che sguazza nell’acqua. Annaspo nel mio disagio che va aumentando in modo esponenziale.
Come faccio ad uscire dall’acqua ?
Claudio mi viene in soccorso; afferra l’accappatoio e ci manca poco che lo 'pucci' completamente in
acqua per farmelo indossare il più velocemente possibile.
L’esperimento piscina finisce qui. Da domani solo bagni e 'spogliarelli' in alto mare, sulla
barca del diving.
Le isole Dimaaniyat sono in tutto 9 e sono circondate da una barriera corallina ancora vergine;
sembra il Mar Rosso di 20 anni fa.
Le immersioni sono incantevoli. Vi sono molte specie di coralli molli e duri e la quantità di
pesce è indescrivibile. A volte pur sapendo di avere Claudio al mio fianco non riesco a
vederlo; ci separa un vero e proprio muro vivente.
I pesciotti non hanno paura e sono molto curiosi; se trattengo il respiro vengono a mordicchiare
la maschera! I più impertinenti sono i pesci bandiera.
L’acqua è caldissima e le immersioni sono lunghe anche perchè la profondita’ massima del fondale
è sui 25 metri.
Spesso, addormentati sul fondo, vediamo degli squali nutrice. Hanno l’aria mite e, col passare
dei giorni, scopriamo che i locali li pescano abitualmente (anche 8-10 al giorno) e poi li
rivendono ai mercanti iraniani (l’Iran è infatti vicinissimo, proprio di fronte a noi dall’altra
parte del golfo).
Incontriamo anche parecchie razze e alcune tartarughe.
Ahmed ci spiega che in questo periodo le tartarughe depongono le uova e quindi non ci sarà
possibile scendere a terra sulle spiagge delle isole.
Ogni mattina partiamo con la barca del diving e facciamo quella che chiamano 'two tanks dive',
cioè due immersioni consecutive a distanza di circa 1 ora una dall’altra.
Poi rientriamo al resort e nel pomeriggio con il nostro sudatissimo fuoristrada esploriamo le
oasi, i 'wadi' (i letti dei fiumi in secca che spesso vengono utilizzati come strade alternative)
ed i borghi rurali all’interno del Paese, dove sembra che il tempo si sia fermato.
Le spiagge lungo la costa sono deserte e in alcuni punti sono ricoperte da uno strato di conchiglie
bianche e rose.
Occasionalmente capita di vedere gruppi di ragazzi che giocano a pallone o che fanno il bagno.
Tutti indossano il 'dishdasha', il tipico abito-camicia bianco lungo sino ai piedi.
Davanti alle case vi sono roccoli di uomini accoccolati i circolo; discutono, fumano e giocano a
dadi. Ogni tanto incontriamo cammelli erranti e gruppi di bambini che ci salutano calorosamente
sfoggiando le parole che conoscono in inglese.
Pranziamo in ristorantini omaniti (l’alternativa sono locali indiani o pakistani) e impariamo,
una volta entrati, a dirigerci verso la 'family room' - in pratica una stanzetta isolata dal
resto del locale, dove la mia presenza femminile non reca imbarazzo agli altri avventori ,
ovviamente maschi.
L’Oman è un paese affascinante. Le sue montagne aride e i vecchi forti portoghesi; il suq
di Mutrah con la casa del te’ e la zona delle spezie, le stoffe, l’incenso ed i profumi;
i dolcetti ricoperti di miele; la gente cordiale e ospitale.
Ci è rimasto nel cuore e un giorno, forse, torneremo …. Inshallah …..
INDONESIA - LOMBOK e GILI TRAWANGAN
Siamo all’aeroporto di Singapore e, tra un gate e l’altro, sono installate delle diaboliche
macchinette elettriche che fanno il massaggio a piedi, caviglie e parte del polpaccio.
E’ imperativo provare...
Per la verita’ Claudio non vorrebbe... ma dal momento che io mi
sono gia’ tolta le scarpe, rassegnato e con occhi tristi, si siede nella poltroncina accanto
alla mia. Funziona così: infili i piedi nel marchingegno, schiacci un pulsante e...hai
dapprima la sensazione che ti stiano masticando le estremità... inevitabilmente ti chiedi
se riuscirai mai più a camminare, poi ti abitui e per 15 minuti riesci persino a rilassarti!
Così inizia l’avventura: da Singapore< a Lombok, a Gili Trawangan.
Lombok è un’isola serena e pacifica, molto meno turistica di Bali e con ritmi più lenti.
E’ molto bella. Come Bali è verdissima; risaie che si alternano a coltivazioni di banane,
palme, peperoncini, manioca, ananas ecc...
La gente, come sempre accogliente e sorridente, è dedita prevalentemente alla pesca e
all’agricoltura. I villaggi dei pescatori lungo la costa sono veramente numerosi ed alcuni
molto grandi.
E’ un mondo quasi primitivo. Sulla spiaggia sono allineate migliaia di barche
e, oltre la strada, ci sono le casupole costruite con paglia e sterco di bufalo.
Il Puri Mas Beach Resort è un luogo incantevole. I bungalows sono raffinatissimi e arredati
con pezzi di antiquariato. Nel giardino tropicale sono disseminate statue che, costeggiando
i sentieri, ti conducono sino al mare. E’ un piccolo Eden che infonde un indescrivibile senso
di pace e di serenità. Servizio ad altissimo livello e gentilezza straordinaria da parte
di tutto il personale.
L’affitto di un motorino ci porta a scoprire dapprima la costa a nord. Costeggiamo il mare,
con la strada che sale e che scende regalandoci scenari fantastici.
Poi svoltiamo a destra,
verso l’interno e, senza averlo previsto (in realta’ ci siamo persi e, cartina alla mano, ci
tocca chiedere delucidazioni) ci ritroviamo a Pusuk nella foresta delle scimmie.
Sono ovunque; lungo la strada, sugli alberi, sui paracarri. Non si scompongono minimamente
anzi, quando ci fermiamo, si avvicinano speranzose in cerca di cibo.
In effetti, poco più in là, dei ragazzi si divertono a distribuire noccioline.
Noi, invece, non abbiamo proprio niente da dare, ma, in compenso, tutti presi a far fotografie,
abbandoniamo lo zainetto sul motorino e ce ne disinteressiamo un po’ troppo a lungo.
E’ un attimo; fortunatamente ci siamo girati e l’abbiamo vista... c’è mancato un pelo...
Se le riusciva l’impresa, sfumavano con la scimmia nella foresta i nostri occhiali da vista
(sigh!) e altre cosucce altrettanto interessanti.
A sud di Lombok la zona di Kuta è quasi deserta. Sporadici resorts e spiagge lunghissime,
dorate e disabitate. Poco al largo le onde si infrangono sulla barriera corallina.
Resterà così ancora per poco. I locali ci hanno detto che una Società di Abu Dhabi ha
firmato un contratto con il Governo Indonesiano per avere l’escusiva a costruire per 8 anni.
I lavori inizieranno nel 2009, contestualmente alla costruzione del nuovo aeroporto internazionale.
Venti minuti di motoscafo da Taluk Nara ed eccoci a Gili Trawangan.
E’ un luogo fuori dal tempo. Niente auto, niente moto, niente polizia, niente giornali.
A parte il chiacchiericcio della gente ed il frangersi delle onde sulla spiaggia, gli unici
rumori sono gli zoccoli dei cavallini che trainano i cidomo ed il tintinnio dei campanellini
attaccati ai finimenti.
I cavallini sono veramente piccoli, ma sono anche molto snelli e con le zampe slanciate.
Vivono a migliaia, allo stato brado, sull’isola di Sumbawa e vengono catturati e domati
esclusivamente per trainare i cidomo.
Lungo la strada in terra battuta si allineano i piccoli resorts, i divings, i negozietti ed i
ristorantini. Per tutti il fronte mare è di max 15 metri.
Poco distante dal nostro resort troviamo un localino (Wrap A Snapper) all’apparenza
insignificante, ma il cui staff si rivela, dal punto di vista culinario, strepitoso.
Chiediamo che per la sera ci preparino al barbecue un pescione di dimensioni esagerate che
poi divideremo in due... Veniamo accontentati e, spendendo l’astronomica cifra di 7 euro,
ceniamo alla grande con anche una montagna di patatine fritte di contorno.
Adottiamo il locale per tutti i pranzi e le cene successive; il proprietario e’ entusiasta,
ma noi di piu’ !
Per le immersioni ci appoggiamo al Trawangan Dive, un centro Padi 5 stelle che, a nostro
giudizio, ne merita 10. Organizzazione perfetta, gentilissimi, accoglienti.
Bakri, la nostra guida, è un po’ fuori di testa, ma è anche bravissimo.
Chiediamo per ben due volte di rifare l’immersione a Shark Point e ci accontenta.
Vediamo di tutto: squali, barracuda, aquile di mare, aragoste. Alcune immersioni sono in
corrente (forte) e per 40 minuti voliamo letteralmente sott’acqua vedendo passare dinnanzi
agli occhi scenari stupendi. Oltre a Shark Point, tra le immersioni più belle, ci restano
nel cuore Deep Turbo e Bounty Wreck.
Alla sera l’isoletta si anima. Alcuni localini espongono la scritta “Here Magic Mushrooms”
(raccolgono i funghetti sulle montagne di Lombok e poi preparano dei coktails che – dicono
loro – ti mandano sulla luna...). In effetti, dopo una certa ora, vedi tutti molto serafici
e con un’espressione decisamente felice...
Ma una settimana vola. E’ ora di tornare a Lombok per qualche giorno, per desaturare e per
vedere le cascate ed il vulcano. Poi, sempre che ci accettino al check-in con il bagaglio
che ci ritroviamo (gia’, perche’ sono riusciti a venderci di tutto... se hai il cuore tenero
e’ così che va inevitabilmente a finire ...).
Singapore e...a casa.
Ne riparleremo al prossimo viaggio, tutto ancora da studiare e da programmare, all’ormai
tradizionale motto di “E VIA PER NUOVE AVVENTURE !!!”



